La pagina Chi Sono di un medico

Dopo la homepage, la pagina Chi sono è quasi sempre la seconda più visitata di un sito medico. Chi la apre non sta cercando dettagli tecnici sulla prestazione: sta cercando di capire se può fidarsi di te prima ancora di prendere il telefono. Vediamo come strutturarla in modo che risponda davvero a questa domanda, con esempi diversi per specialità e gli errori che, nei progetti che seguiamo, vediamo tornare più spesso.
Perché la pagina Chi sono è la seconda più visitata dopo la home
Un paziente sceglie una persona prima di scegliere una prestazione. Cerca "dentista a [città]" o "psicologo per adolescenti", trova alcuni siti, e prima di guardare il listino vuole sapere chi lo riceverà: che formazione ha, come lavora, se sembra la persona giusta per il suo caso.
Per questo la pagina chi sono medico non è una formalità da compilare in un pomeriggio. È il punto in cui la fiducia si costruisce o si perde, e va trattata con la stessa cura della pagina delle prestazioni.
La struttura in 6 blocchi: dall'apertura al "come lavoro"
Nei progetti che seguiamo, la pagina chi siamo studio medico che funziona meglio segue quasi sempre questo ordine:
- Apertura in prima persona: chi sei, in due o tre frasi dirette, senza formule di circostanza.
- Specializzazione e a chi ti rivolgi: di cosa ti occupi e per quale tipo di paziente, non solo il titolo.
- Percorso formativo in sintesi: laurea, specializzazione, eventuali esperienze rilevanti, in poche righe.
- Metodo o approccio: come lavori in pratica, cosa aspettarsi da una visita o da un percorso con te.
- Dove ricevi: sede, giorni, eventuali altre strutture in cui operi.
- Invito al contatto: un rimando chiaro a come prenotare o scrivere, non lasciato solo al menu.
Non tutti i blocchi hanno bisogno dello stesso spazio. L'apertura e il metodo di lavoro sono spesso le parti che restano più impresse; il percorso formativo può essere breve, soprattutto se il resto della pagina comunica già competenza.
Curriculum sì, ma tradotto per il paziente
Il curriculum di un medico è scritto per altri medici, colleghi di un ordine o commissioni di concorso. Un paziente non sa cosa significhi "specializzazione in endocrinologia clinica" se non gli spieghi anche cosa comporta per lui: che tipo di problemi tratti, quando ha senso rivolgersi a te invece che al medico di base.
La traduzione è semplice: ogni riga di curriculum diventa una frase che risponde a "perché dovrei fidarmi per il mio caso". Non serve elencare ogni corso di aggiornamento fatto negli anni: bastano i due o tre elementi più rilevanti per chi legge, più un rimando a un curriculum scaricabile in PDF per chi vuole approfondire.
C'è anche un limite che conviene conoscere prima di scrivere. L'articolo 56 del Codice di Deontologia Medica stabilisce che la pubblicità informativa sanitaria "ha per oggetto esclusivamente i titoli professionali e le specializzazioni, l'attività professionale, le caratteristiche del servizio offerto e l'onorario relativo alle prestazioni", e che deve essere sempre "veritiera, corretta e funzionale all'oggetto dell'informazione, mai equivoca, ingannevole e denigratoria" (testo dell'art. 56, FNOMCeO). In pratica: puoi scrivere con sicurezza dei tuoi titoli reali, ma niente superlativi ("il migliore", "il più esperto della zona") o confronti con altri professionisti. Per gli psicologi vale un principio simile: l'articolo 40 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani permette la pubblicità informativa su titoli, specializzazioni e caratteristiche del servizio "secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio" (testo vigente, CNOP). Per la formulazione esatta di un caso specifico, vale comunque la pena verificare con il proprio ordine professionale.
La foto: regole pratiche essenziali
La foto è spesso il primo elemento che un visitatore guarda in questa pagina, prima ancora di leggere il testo. Vanno bene un formato verticale (pensato per lo schermo di un telefono), uno sfondo pulito e coerente con lo studio, camice o abito professionale a seconda della specialità, e uno sguardo diretto verso l'obiettivo.
Il punto su cui vale la pena non risparmiare è la fonte della foto: un ritratto reale, fatto da un fotografo, comunica molto più di uno scatto stock, anche tecnicamente perfetto. Abbiamo dedicato un articolo intero a questo tema, con la lista degli scatti che servono davvero e le regole sul consenso quando in foto compaiono altre persone: Fotografie professionali o stock: cosa usare nel sito medico.
Prima persona o terza persona? Tono per specialità diverse
Non tutte le specialità comunicano allo stesso modo, e la pagina chi sono dovrebbe rifletterlo. Qualche esempio di apertura, per rendere concreta la differenza:
- Psicologo: "Mi occupo di percorsi di sostegno per adolescenti e giovani adulti. Lavoro con un approccio che parte dall'ascolto, prima ancora che dagli strumenti."
- Pediatra: "Seguo bambini dalla nascita fino all'adolescenza, in visite pensate anche per mettere a proprio agio i più piccoli."
- Chirurgo ortopedico: "Mi occupo di chirurgia del ginocchio e della spalla, con particolare attenzione ai percorsi post-operatori nello sport."
- Radiologo in una struttura: "Il dott. [Nome] si occupa di diagnostica per immagini presso [struttura], con particolare esperienza in risonanza magnetica muscoloscheletrica."
Nei primi tre casi la prima persona avvicina: il paziente si sente parlato direttamente da chi lo riceverà. Nel quarto, tipico di una scheda medico dentro un sito più grande, la terza persona è più naturale perché la pagina non "appartiene" a un solo professionista.
Chi siamo per studi associati e team: la pagina medico singolo dentro la struttura
Quando lo studio ha più medici, la logica cambia. Non esiste più una sola pagina Chi sono, ma una scheda per ciascun professionista: specialità, giorni di ricevimento, una foto e un rimando diretto alla prenotazione per quel medico specifico.
È l'approccio che ha senso, ad esempio, in una struttura multi-specialità come quella che abbiamo seguito per il Centro Medico Porta a Terra, dove il sito gestisce prenotazioni e monitoraggio per più professionisti insieme: qui il paziente non cerca "chi è lo studio" in astratto, ma "chi è il medico che tratta il mio problema, e quando lo trovo". Le schede vanno tenute brevi e uniformi tra loro, perché il paziente le confronta rapidamente prima di scegliere con chi prenotare.
In questi casi serve anche una pagina più generale, tipo "Il nostro team" o "Chi siamo", che presenti la struttura nel suo complesso: quando è nata, che tipo di approccio la caratterizza, quali specialità copre. Questa pagina resta più breve delle singole schede professionali, ed esiste soprattutto per dare un contesto a chi ancora non ha scelto con quale medico prenotare.
Errori che allontanano: autoreferenzialità, muri di testo, nessun contatto
Il primo errore che vediamo più spesso è l'autoreferenzialità: pagine che parlano solo di premi, riconoscimenti e appartenenze a società scientifiche, senza mai dire a chi si rivolge il professionista o come lavora in pratica. "Il dott. Rossi è membro di tre società scientifiche internazionali" dice poco a un paziente; "mi occupo di pazienti con problemi al ginocchio, in particolare sportivi" dice molto di più.
Un altro modo di vedere la stessa differenza: "Laureato con lode, specializzato con il massimo dei voti" racconta un percorso, ma non dice a un paziente se è la persona giusta per lui. "Mi occupo di disturbi d'ansia negli adulti, con un approccio che parte da un primo colloquio conoscitivo" risponde invece a una domanda concreta, quella che il paziente si sta davvero facendo mentre legge, senza entrare nel merito clinico che spetta al colloquio stesso.
Il secondo è il muro di testo: un unico blocco lungo, senza paragrafi né punti di riferimento visivi, che scoraggia la lettura da telefono. Meglio paragrafi brevi, con un'idea per volta, come in questo stesso articolo.
Il terzo, forse il più frequente, è la pagina che si chiude senza un invito al contatto. Chi arriva in fondo alla pagina Chi sono ed è convinto deve trovare subito un modo per prenotare o scrivere, non essere costretto a cercarlo nel menu.
Checklist: la pagina Chi sono pronta per la pubblicazione
- Apertura diretta, senza formule di circostanza
- Specialità e tipo di paziente a cui ti rivolgi, non solo il titolo
- Formazione tradotta in termini comprensibili, non un elenco per colleghi
- Nessun superlativo o confronto con altri professionisti
- Foto reale, non stock, in formato verticale
- Invito al contatto visibile in fondo alla pagina
Una buona pagina Chi sono non sostituisce la competenza clinica, ma è spesso quello che decide se un paziente arriva a scoprirla davvero. Se vuoi rivedere insieme a noi la tua, guarda cosa facciamo per siti web per psicologi e per siti web per medici, oppure richiedi una consulenza gratuita.
Domande frequenti
Cosa scrivere nella pagina Chi sono di un medico?
Chi sei e di cosa ti occupi, per chi lavori (specialità e tipo di pazienti), la formazione essenziale tradotta in termini comprensibili, come lavori in studio, dove e quando ricevi, e come metterti in contatto. Non serve il curriculum integrale: basta una sintesi che risponda a perché un paziente dovrebbe fidarsi di te.
Meglio scrivere in prima o terza persona?
Per un professionista singolo la prima persona funziona meglio, perché avvicina chi legge e restituisce il tono di chi si presenta di persona. Nelle pagine dedicate ai singoli medici di uno studio associato o di un poliambulatorio si usa più spesso la terza persona, con schede più brevi e uniformi tra loro.
Devo pubblicare tutto il curriculum sul sito?
No. In pagina serve una sintesi leggibile in pochi minuti, con i titoli e le specializzazioni più rilevanti per chi legge. Il curriculum completo, se ha senso mostrarlo, può restare scaricabile in PDF per chi vuole approfondire.
